Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa.” Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: “Si è avvicinato a voi il regno di Dio.” Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.
In questo brano del Vangelo di Luca Gesù invita i suoi discepoli (e noi) a compiere insieme una missione.
La missione che chiede di compiere non è altro che uscire da noi stessi per incontrare l’altro. Gesù non manca di sottolineare l’importanza di accogliere il sostegno e l’ospitalità degli altri con riconoscenza, entrando nelle case con un messaggio di pace e accogliendo tutto ciò che viene loro donato.
Accogli chi è diverso da te? Che cosa ti spaventa inizialmente?
Riusciamo a perdonare, anche se costa fatica? Perché è difficile per noi perdonare?
Riesco a chiedere scusa, a riconoscere i miei sbagli?
Hai mai affrontato una sfida o un progetto in cui lavorare insieme a qualcun altro è stato fondamentale? In che modo la collaborazione ha migliorato il risultato o reso l’esperienza più significativa?
Come ti senti quando devi affidarti all’aiuto di qualcun altro per raggiungere un obiettivo comune? Perchè è importante riconoscere il valore del contributo degli altri in una collaborazione?
So fare un passo indietro e mettere in discussione le mie certezze, per lasciare spazio agli altri?
Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.
Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.
E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.
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