Non abbiate paura di loro

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore

Entro nel testo (Marco 8 35-41)

In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: “Passiamo all’altra riva”. Lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Nel frattempo, si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che moriamo?”. Destatosi, sgridò il vento e disse al mare “Taci, calmati!”. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”. E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, quale anche il vento e il mare obbediscono?”.

Rifletto…

Gesù e gli apostoli sono sulla barca insieme durante una tempesta, mentre Gesù dorme i suoi amici lo svegliano perché hanno paura di morire nelle onde. Gesù allora ordina al mare e al vento di fermarsi. Chi è con lui si stupisce delle capacità di Gesù e ha timore.

Questo brano ci fa capire che Gesù, durante le difficoltà, cammini sempre con noi, anche se a volte sembra silenzioso, anche quando sembra di sentirci sole/i.

La fede non elimina le tempeste della vita, ma ci aiuta a non esserne sopraffatti, perché Dio ha il potere di portare pace anche nelle situazioni più caotiche.

E secondo te?

Quando hai avuto paura in cosa o chi hai cercato conforto? Ti sei mai affidato a Dio? Affidare a Dio le tue paure cambia il modo in cui le affronti?

Gesù chiede ai discepoli: “Dov’è la vostra fede?” Avere fede previene le “tempeste” o dà la forza per superarle?

Immagino

Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Dialoga

Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.

Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.

E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.

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