Qual è la tua tempesta?

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore

Entro nel testo (Marco 4, 35-40)

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: “Passiamo all’altra riva”. E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva.

Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che siamo perduti?”. Si destò, minacciò il vento e disse al mare: “Taci, calmati?”. Il vento cessò e ci fu una grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”.

Rifletto…

Ci sono momenti in cui anche noi ci sentiamo “in tempesta”: pieni di paure, ansie, mille pensieri. Tutto sembra fuori controllo.  A volte Dio ci sembra addormentato, distante, come se non gli importasse… Ma questa storia ci ricorda che Gesù è sempre nella barca con noi, anche se dorme. E quando sembra che non risponda, in realtà c’è, e può portare calma e pace anche nei momenti più duri.

E secondo te?

Qual è la tua tempesta? Ci sono momenti in cui ti senti agitato, preoccupato, in ansia… come se tutto ti stesse crollando addosso? Qual è una situazione, a scuola, in famiglia o tra gli amici, che ti mette in difficoltà o ti fa sentire come su una barca in mezzo al mare in tempesta?

Dov’è Gesù nella tua barca? Quando sei in ansia o ti senti in crisi, riesci a ricordarti che Gesù è con te?

Cosa potresti fare per “svegliarlo”, cioè per chiedergli aiuto e fidarti di Lui anche nei momenti difficili?

Immagino

Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Dialoga

Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.

Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.

E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.

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