La vocazione di Samuele

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore

Entro nel testo (Samuele 3,1-19 )

Allora il Signore chiamò Samuele. Egli rispose:
– Eccomi! Poi corse da Eli e gli disse: Mi hai chiamato, eccomi! – Non ti ho chiamato, – rispose Eli; – torna a dormire. Samuele tornò a coricarsi.
Il Signore chiamò per la seconda volta: – Samuele!
Egli si alzò, corse da Eli e gli disse: – Mi hai chiamato, eccomi! -No, figlio mio, non ti ho chiamato, – rispose Eli; – torna a dormire.
Samuele non era in grado di capire che era il Signore, perché il Signore non gli aveva mai parlato prima.
Per la terza volta il Signore chiamò: – Samuele!- Egli si alzò, tornò da Eli e gli disse: – Mi hai chiamato, eccomi!- Allora Eli capì che era il Signore a chiamare il ragazzo. Perciò disse a Samuele: – Vai a dormire e, se ti sentirai chiamare di nuovo, rispondi così: Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta’.
Samuele tornò dunque a dormire. Allora il Signore venne, si fermò vicino al ragazzo e, come le altre volte, chiamò:- Samuele, Samuele!
Samuele rispose: – Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta. Samuele divenne grande; il Signore era con lui e fece in modo che nessuna delle sue parole andasse a vuoto.

Rifletto…

Samuele non conosce totalmente Dio ma è attento e pronto a rispondere quando il Signore lo chiama perché è interessato ad avere un dialogo. Samuele non è un supereroe, è solo un ragazzo a che è molto coinvolto in ciò che gli sta succedendo, questo rende le sue orecchie pronte a cogliere la chiamata del Signore e rispondere a gran voce ‘ Eccomi Signore, sono qui’.

E secondo te?

Quando sono stato in grado di esserci per chi mi ha chiamato?

Come posso essere più attento a ciò che succede in reparto/squadriglia?

Immagino

Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Dialoga

Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.

Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.

E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.

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