Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Allora il Signore chiamò Samuele. Egli rispose:
– Eccomi! Poi corse da Eli e gli disse: Mi hai chiamato, eccomi! – Non ti ho chiamato, – rispose Eli; – torna a dormire. Samuele tornò a coricarsi.
Il Signore chiamò per la seconda volta: – Samuele!
Egli si alzò, corse da Eli e gli disse: – Mi hai chiamato, eccomi! -No, figlio mio, non ti ho chiamato, – rispose Eli; – torna a dormire.
Samuele non era in grado di capire che era il Signore, perché il Signore non gli aveva mai parlato prima.
Per la terza volta il Signore chiamò: – Samuele!- Egli si alzò, tornò da Eli e gli disse: – Mi hai chiamato, eccomi!- Allora Eli capì che era il Signore a chiamare il ragazzo. Perciò disse a Samuele: – Vai a dormire e, se ti sentirai chiamare di nuovo, rispondi così: Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta’.
Samuele tornò dunque a dormire. Allora il Signore venne, si fermò vicino al ragazzo e, come le altre volte, chiamò:- Samuele, Samuele!
Samuele rispose: – Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta. Samuele divenne grande; il Signore era con lui e fece in modo che nessuna delle sue parole andasse a vuoto.
Samuele non conosce totalmente Dio ma è attento e pronto a rispondere quando il Signore lo chiama perché è interessato ad avere un dialogo. Samuele non è un supereroe, è solo un ragazzo a che è molto coinvolto in ciò che gli sta succedendo, questo rende le sue orecchie pronte a cogliere la chiamata del Signore e rispondere a gran voce ‘ Eccomi Signore, sono qui’.
Quando sono stato in grado di esserci per chi mi ha chiamato?
Come posso essere più attento a ciò che succede in reparto/squadriglia?
Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.
Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.
E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.
👉Clicca qui👈