Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
“In verità vi dico: se due di voi sulla terra si mettono d’accordo per chiedere qualsiasi cosa, sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. Poiché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.”
Questo versetto ci invita a riconoscere che la collaborazione non è solo una questione di cooperazione tra persone, ma è anche un mezzo per sperimentare la presenza di Dio. Quando due o più persone lavorano insieme, non solo si aiutano reciprocamente, ma aprono anche uno spazio in cui Dio può operare.
La collaborazione cristiana implica il riconoscere che la forza del gruppo è più grande della somma delle forze individuali, proprio perché il Signore è presente in mezzo a loro. È un invito a superare l’individualismo e a vivere in comunità,
sapendo che ogni gesto fatto in accordo con gli altri e in sintonia con Dio ha una ricaduta spirituale. In pratica, collaborare significa lavorare insieme per il bene comune e vivere secondo i principi cristiani.
Quando ci uniamo per pregare, lavorare o fare opere di carità, stiamo seguendo l’esempio di Gesù, che ha sempre messo in primo piano il valore della comunione tra le persone.
Nella tua vita (anche nella tua Squadriglia o nel tuo Reparto) cerchi di collaborare con gli altri o pensi più a te stesso? Perché è difficile collaborare?
Gesù promette di essere presente quando ci riuniamo insieme nel suo nome, cosa significa per te?
Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.
Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.
E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.
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