Poiché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore

Entro nel testo (Matteo 18, 19-20)

“In verità vi dico: se due di voi sulla terra si mettono d’accordo per chiedere qualsiasi cosa, sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. Poiché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.”

Rifletto…

Questo versetto ci invita a riconoscere che la collaborazione non è solo una questione di cooperazione tra persone, ma è anche un mezzo per sperimentare la presenza di Dio. Quando due o più persone lavorano insieme, non solo si aiutano reciprocamente, ma aprono anche uno spazio in cui Dio può operare.

La collaborazione cristiana implica il riconoscere che la forza del gruppo è più grande della somma delle forze individuali, proprio perché il Signore è presente in mezzo a loro. È un invito a superare l’individualismo e a vivere in comunità,

sapendo che ogni gesto fatto in accordo con gli altri e in sintonia con Dio ha una ricaduta spirituale. In pratica, collaborare significa lavorare insieme per il bene comune e vivere secondo i principi cristiani.

Quando ci uniamo per pregare, lavorare o fare opere di carità, stiamo seguendo l’esempio di Gesù, che ha sempre messo in primo piano il valore della comunione tra le persone.

E secondo te?

Nella tua vita (anche nella tua Squadriglia o nel tuo Reparto) cerchi di collaborare con gli altri o pensi più a te stesso? Perché è difficile collaborare?

Gesù promette di essere presente quando ci riuniamo insieme nel suo nome, cosa significa per te?

Immagino

Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Dialoga

Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.

Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.

E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.

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