Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno?” Ma quegli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai”.
Questo brano parla del fico sterile che non porta frutti e rischia di essere tagliato, ma il vignaiolo intercede per lui e chiede ancora tempo per prendersene cura. È un’immagine di speranza: Dio non ci giudica per i nostri momenti di aridità, ma con pazienza ci dà nuove opportunità, lavorando dentro di noi come un giardiniere che nutre e protegge la sua pianta.
Pensate a quando fate un’uscita lunga e, dopo ore di cammino, vi sentite sfiniti. A volte capita anche nella vita: ci sentiamo sterili, come un albero che non dà frutti, inutili o incapaci di fare la differenza. Dio non ci misura in base ai risultati, non ci scarta quando siamo stanchi. Lui crede in noi, ci dà tempo, ci sostiene, non ci lascia soli, ma ci aiuta a riprendere fiato, a ritrovare energia e fiducia.
Quindi, se vi sentite affaticati, ricordate che non siete soli: Dio cammina con voi, vi aspetta, vi dà la forza per andare avanti. E i frutti, quando sarà il momento, arriveranno.
In quali momenti della tua vita hai sentito di essere come quel fico sterile? Ti sei affidato a Dio in quei momenti?
Chi sono le persone che nella tua vita sono state come il vignaiolo, che hanno creduto in te anche quando tu stesso non ci riuscivi?
Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.
Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.
E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.
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