E si manifestò così

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore

Entro nel testo (Giovanni 21, 1-6)

Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca, ma in quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.

Rifletto…

Alcuni discepoli di Gesù vanno a pescare, ma non presero nulla per tutta la notte. Arrivata l’alba Gesù appare a loro e dice di gettare le reti di nuovo. Presero grandi quantità di pesce.

Può capitare anche a noi di sentirci stanchi e rassegnati dopo un fallimento. Riprovare, ripartire, darsi un’ulteriore possibilità, rimettersi in gioco, è una fatica. Ed è una fatica accettare la soluzione proposta da qualcun altro.

E secondo te?

Tu che atteggiamento hai di solito di fronte alle fatiche (fisiche, psicologiche, mentali…)? Preferisci rinunciare in partenza, pur di non affrontarle o ti capita di darti da fare e di riuscire a trasformare un problema in opportunità?

Ti è mai capitato di affrontare una fatica e risolvere un problema accettando l’aiuto o il suggerimento di qualcun altro?

Immagino

Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Dialoga

Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.

Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.

E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.

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