Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.
Gesù ci invita ad avere fede in Dio che ci vuole bene e ci dà ogni giorno ciò di cui abbiamo bisogno, anche quando non lo capiamo. La fede è anche questo, saper dire al Signore con gioia ‘sia fatta la Tua volontà’. La stessa fede non è solo qualcosa che diamo agli altri, ma anche qualcosa che dobbiamo imparare a dare a noi stessi per affrontare le sfide senza paura. A volte può sembrare difficile affidarsi, soprattutto se abbiamo paura di essere delusi. Ma ogni volta che ci proviamo, anche se con un po’ di timore, stiamo costruendo ponti che ci collegano agli altri e ci aiutano a crescere. Avere fede significa fidarsi, non essere ciechi o ingenui, ma avere il coraggio di aprire il cuore, sapendo che anche se qualcosa va storto, possiamo imparare e diventare più forti.
Quando mi sono affidato di qualcuno? Perché?
Quali pensieri riesco ad affidare a Gesù?
Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.
Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.
E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.
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