Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
Giovanni gli disse: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri». Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi è per noi.”
Dobbiamo riflettere su quali sono gli aspetti della nostra vita e della nostra quotidianità che in quanto umani a volte ci portano ad escludere gli altri; dobbiamo capire come il nostro essere cristiani può aiutarci ad essere più accoglienti e aperti verso il prossimo. Sentirsi i primi della classe quando si camminava accanto a Gesù per le strade e i villaggi di quella terra era, per i discepoli, una tentazione frequente. Questo è ciò che accade ai discepoli: vedono un tizio che imita il Maestro e nel suo nome scaccia i demoni, i discepoli gli vietano di farlo. C’è un’idea ben precisa nel cuore degli amici di Gesù, l’idea secondo la quale o si è dentro o si è fuori da un gruppo. Questo modo di pensare non piace a Gesù. Non è importante che tutti coloro che entrano in contatto con lui debbano poi seguirlo. Anzi, alcuni sono invitati da lui a non seguire, pur essendo stati appena sanati.
Nel tentativo di difendere Gesù, anche gli apostoli si sono ritrovati ad escludere involontariamente altre persone. Ti è mai capitato di comportarti nella stessa maniera o di sentirti tu quello escluso?
Quali sono nella tua vita le comunità/gruppi che frequenti? Come vivi il tema dell’inclusione in questi contesti?
Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.
Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.
E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.
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