Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
3 Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. 4Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. 5Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: “Figlio, ti sono perdonati i peccati”. 6 Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: 7 “Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?”. 8 E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: “Perché pensate queste cose nel vostro cuore? 9 Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Alzati, prendi la tua barella e cammina”? 10 Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, 11dico a te –disse al paralitico-: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua”. 12 Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”
La meraviglia della gente nasce dall’affermazione di Gesù: “Ti sono rimessi i tuoi peccati”, che spiega il senso del miracolo (“Affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra”). Gesù non è un semplice guaritore dei mali dell’uomo, quasi che guarendo qualche osso, tutto possa funzionare bene. Fa capire che, finché il male è dentro, nel cuore, l’uomo è fallito nel suo fine, che è incontrare Dio per una comunione totale con lui. Egli esercita il potere di rimettere i peccati sulla terra, per dare un cuore nuovo, per mettere in noi uno Spirito nuovo (cf Ez 36), lo Spirito Santo che ci rende figli di Dio. Da questo miracolo del cuore nuovo dipende tutto il resto. Il rischio è tenersi il cuore vecchio, chiuso nella sua autosufficienza e autoaffermazione, pensando di bastare a se stessi. Ma non è così. Nessuno riesce a liberarsi dal male da solo. Solo Gesù può dirci: “Alzati e cammina” verso una comunione davvero completa.
Dove ho bisogno di essere guarito? In quali aree della mia vita sento un bisogno di guarigione, sia fisica che spirituale?
Quali sono i miei limiti e le mie paure? Cosa mi impedisce di accogliere la salvezza e la guarigione che Gesù offre?
Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.
Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.
E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.
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