Abbi fede

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore

Entro nel testo (Giovanni 6, 8-11) 

Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Gesù rispose: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.

Rifletto…

L’immagine del ragazzo con i pochi pani e pesci è la misura della nostra inadeguatezza. Andrea esprime il dubbio che portiamo tutti sotto l’uniforme: “Che cos’è questo per tanta gente?”. Davanti a una missione difficile, a una tecnica che non conosciamo o a un litigio in squadriglia che non sappiamo risolvere, ci sentiamo spesso “poco”, come se il nostro contributo non servisse a nulla.

Ma la buona notizia del Vangelo non è che per fare qualcosa servono solo i “supereroi”. Al contrario, la nostra inadeguatezza non è un errore, ma un punto di partenza. Non è vero che dobbiamo essere perfetti per fare la nostra parte nel reparto o nella nostra quotidianità: ciò che conta è non tenere nello zaino quel poco che abbiamo.

Se mettiamo la nostra piccolezza e le nostre “poche forze” nelle mani di Dio e al servizio degli altri, quel poco smette di essere insufficiente. Diventa lo strumento per un miracolo, proprio come una piccola scintilla può accendere un grande fuoco di bivacco. L’inadeguatezza non è un muro che ci ferma, ma lo spazio dove impariamo a fidarci dei nostri fratelli e sorelle e del Signore.

Eh secondo te?

In quale momento della vita di reparto (o a scuola) senti che i tuoi “cinque pani” non bastano? Hai il coraggio di metterti in gioco anche se sai di non essere competente, invece di tirarti indietro per paura? La tua inadeguatezza può diventare un dono: riesci ad aiutare con un sorriso un tuɘ compagnɘ di squadriglia che si sente “scarsɘ” o fuori posto?

Immagino

Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Dialoga

Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.

Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.

E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.

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