Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
«A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami. A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
In questo Vangelo, sebbene non venga menzionata direttamente la parola “speranza”, la sua presenza si avverte attraverso le immagini delle parabole. Il granello di senape, piccolo e apparentemente insignificante, cresce fino a diventare un albero che offre rifugio agli uccelli. Allo stesso modo, il lievito, pur essendo una piccola quantità, fermenta tutta la farina. Queste immagini simboleggiano come la speranza, anche se inizialmente piccola, possa crescere e trasformare profondamente la nostra vita e il mondo intorno a noi. Affinché il seme cresca e il lievito fermenti, ci vuole speranza, intesa come attesa fiduciosa e coraggio di gettare il granello, di mescolare il lievito.
Ti è mai capitato che un gesto piccolo, che all’inizio sembrava insignificante, abbia poi portato a qualcosa di bello o importante?
Cosa ti aiuta a non scoraggiarti quando non vedi subito i risultati di qualcosa in cui ti stai impegnando?
In che modo, nel tuo piccolo, puoi essere portatore di speranza per gli altri?
Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.
Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.
E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.
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