Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore
“Così giunsero a Gerusalemme. E Gesù, entrato nel tempio, cominciò a scacciare quelli che nel tempio vendevano e compravano e rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi. E non permetteva ad alcuno di portare oggetti attraverso il tempio. E insegnava, dicendo loro: «Non è scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti”? Voi, invece, ne avete fatto un covo di ladroni!». Ora gli scribi e i capi dei sacerdoti, avendo udito queste cose, cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era rapita in ammirazione del suo insegnamento.E, quando fu sera, Gesù uscì fuori dalla città.”
Tra i tanti episodi della vita di Gesù che abbiamo sentito raccontare fin dall’infanzia, la cacciata dei mercanti dal tempio di Gerusalemme rappresenta forse uno dei più controversi e difficili da comprendere, almeno finché siamo bambini. Questo perché siamo abituati a pensare a Gesù come a un uomo eccezionalmente buono e mite, mai preda dell’ira e sempre pronto a dispensare amore, a porgere l’altra guancia, come Lui stesso ci ha insegnato. Eppure in questo particolare episodio Gesù ha una reazione rabbiosa, perfino violenta, verso i mercanti che conducono i propri affari nel Tempio.
È un gesto forte, un’azione di evidente e giustificata collera verso chi ha fatto della casa del Padre un luogo di scambio di denaro, di traffico di merci. La protesta di Gesù è esplicita: nessuno può e deve utilizzare il nome e la casa di Dio per ricavarne onori e ricchezze, nessuno può e deve mettere la ricerca del profitto davanti alle ragioni dell’uomo.
Rispettare la casa di Dio significa rispettare i bisogni di ogni uomo e di ogni donna e dare ad essi un “luogo” in cui esprimersi e vedersi riconosciuti: questo luogo si chiama giustizia.
Se anche tu ti fossi trovato nel tempio con Gesù quale sarebbe stata la tua reazione? Pensi che il suo gesto fosse esagerato o comprensibile?
Ti è mai capitato/a di trovare un posto (o una persona) che ti piace, maltrattato e sfruttato ? Che cosa faresti se ti succedesse?
Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.
Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.
Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.
E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.
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