Quello che verrà

Mi preparo

Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
libero la mente da preoccupazioni e pensieri,
esprimo interiormente il mio desiderio di stare alla presenza del Signore

Entro nel testo (Giovanni 16,20-24 )

In verità, in verità vi dico che voi piangerete e farete cordoglio, e il mondo si rallegrerà. Sarete rattristati, ma la vostra tristezza sarà cambiata in gioia. La donna, quando partorisce, prova dolore perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia, per la gioia che sia venuta al mondo una creatura umana. Così anche voi siete ora nel dolore; ma io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno vi toglierà la vostra gioia. In quel giorno non mi rivolgerete alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Fino ad ora non avete chiesto nulla nel mio nome; chiedete e riceverete, affinché la vostra gioia sia completa.

Rifletto…

L’immagine delle doglie del parto sono una riflessione sulla sofferenza. Ai discepoli, a noi, la tristezza e la sofferenza non sono tolte, ma trasformate; ai cristiani non viene evitata la tristezza, ma viene riempita di speranza.

Non è vero che l’uomo non sopporta la sofferenza: ciò che non riusciamo -giustamente- ad accettare è la sofferenza inutile. 

Se accogliamo la presenza di Gesù nella nostra vita, riusciamo ad andare oltre il momento. Viviamo momenti di dolore, ma ci sentiamo come la donna che partorisce: la nostra sofferenza darà alla luce qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso. 

La gioia viene dal sentirsi amati. L’amore del Padre è qualcosa che nessuno ci potrà mai togliere.

E secondo te?

Come può essere trasformata in gioia la tua tristezza?

La gioia viene dal sentirsi amati: puoi essere gioia per qualcuno che vive un momento di sofferenza?

Immagino

Provo a visualizzare le scene che evocano questi righi. Come e quando ho sentito vicino questo passo. E lascio affiorare il mio sentire, senza censure, senza giudizi.

Dialoga

Se vuoi, puoi riprendere una delle domande fatte prima e trasformarla in un dialogo con Dio. Puoi usare parole, pensieri, silenzi. Puoi anche essere arrabbiato o stanco: va bene così. Non serve trovare le parole perfette, conta essere sinceri.

Se ti va, puoi condividere qualcosa con il gruppo: può essere una frase, un’immagine, una domanda. Non devi spiegare tutto o chiarire ogni dettaglio. Ascoltatevi senza commentare o correggere gli altri, perché ciò che conta è quello che ciascuno vive, non la risposta perfetta.

E se non ti va di parlare, va bene lo stesso: anche il silenzio è un modo per stare in dialogo.

Ringrazio

Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.

Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.

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