Chiudo gli occhi,
mi concentro sul momento presente,
lascio andare le tensioni accumulate durante il lavoro e il tempo passato insieme,
ripenso alle esperienze vissute nella pattuglia,
ai momenti di fatica e a quelli di soddisfazione.
Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: “Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Questa Parola ci mette davanti a qualcosa che abbiamo vissuto anche nel nostro progetto:
non tutto è stato semplice, non tutto è stato lineare.
Ci sono stati momenti in cui le cose cambiavano, in cui bisognava ricominciare, adattarsi, avere pazienza.
Eppure, proprio dentro queste difficoltà, è nato qualcosa: collaborazione, fiducia, capacità di andare avanti insieme.
Come nel Vangelo, anche noi abbiamo sperimentato che non tutto si basa sulla perfezione del lavoro,
ma sulla capacità di non fermarsi davanti agli errori e di continuare a costruire insieme.
Quando le cose nel gruppo non andavano come previsto, come hai reagito?
Ti è mai capitato di perdere entusiasmo lungo il percorso? Cosa ti ha fatto andare avanti comunque?
Hai mai dovuto avere pazienza con gli altri… o con te stesso?
Cosa ti ha dato più soddisfazione: fare il lavoro o vedere il risultato finale?
Provo a tornare con la mente a un momento concreto vissuto durante questo progetto:
un momento di difficoltà, oppure uno in cui tutto ha iniziato a funzionare.
Rivedo le persone, le parole, le sensazioni.
E mi soffermo su ciò che ho provato davvero, senza giudicarlo.
Porto davanti a Dio quello che ho vissuto in questo percorso:
le difficoltà, i cambiamenti, la fatica… ma anche le soddisfazioni e quello che sono riuscito a costruire.
Posso parlare liberamente:
di ciò che mi ha pesato, di quello che mi ha sorpreso, di ciò che rifarei o cambierei.
Se voglio, posso condividere qualcosa con il gruppo:
un momento significativo, una difficoltà, oppure qualcosa che mi porto a casa da questa esperienza.
E se preferisco restare in silenzio, va bene così: anche questo è parte del dialogo.
Come un amico fa con un amico, parlo con il Signore su ciò che sto ricevendo da lui oggi…
Recito un “Padre nostro” per congedarmi e uscire dalla preghiera.
Questa carta può dire cose diverse a ciascuno. Se qualcosa ti ha colpito, lasciato una domanda o acceso un pensiero, puoi scriverlo in forma completamente anonima.
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